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Milazzo - politica

Milazzo.Il Sindaco accusa chi lo ha lasciato ed esautora il consiglio comunale. Nastasi abbandona l'aula e lancia la provocazione di dimissioni di massa in consiglio.

Una serata che doveva segnare il ritorno alla quiete ma che, in aula consiliare, si è trasformata in ben altro dopo le dichiarazioni della Magliarditi che lascia ufficialmente i centristi non seguendo D'Alia in maggioranza con Formica e, soprattutto, l'abbandono dei Pdr e della maggioranza di Alesci. Una lunga serie di apprezzamenti personali per il Sindaco, poi Alesci affonda il colpo e dichiara l'abbandono. Impossibile continuare, nulla di quanto doveva essere fatto si è concretizzato. Sindaco accusato di avere fatto votare a scatola chiusa piu di un provvedimento e di avere assunto quasi tutte le decisioni in solitaria mettendo in difficoltà i consiglieri che hanno dovuto difendere l'indifendibile. Parole dure, pesanti che trovano eco nelle dichiarazioni rilasciate di li a poco anche da Rizzo, già transitato al Misto, e da Foti, il primo ad abbandonare la maggioranza. Formica non ci sta e, dopo avere ascoltato tutti gli interventi in streaming dalla sua stanza, arriva in aula e controbatte colpo su colpo. Mai chiesto di votare nulla a scatola chiusa, ogni passaggio è stato condiviso. Mai chiesto di difendere l'indifendibile ma di essere parte di un progetto che, manco a dirlo, stenta a decollare per colpe altrui. Il capolavoro tattico il Sindaco lo sfodera su chi lo accusa di essere il contrario di quanto promesso. Sul dissesto dice " mai stato contro, come diceva qualcuno il dissesto è un fatto tecnico non politico. Quando la precedente amministrazione lo volle dichiarare aveva richiesto un atto di fede senza avere numeri concreti sui quali decidere", Formica quindi giudica nulli i lavori di un Ispettore regionale, di due deliberati della Corte dei Conti, di due Ragionieri Generali, di un Segretario generale, di revisori dei conti mentre ritiene assolutamente ponderata la scelta fatta su un'analisi più che sommaria che non ha tenuto conto delle direttive della Ragioneria dello Stato fatta da una task force interna che oggi non esiste più perchè ha mollato prima ed in più diretta da , parole del Sindaco, "Dirigente non in grado di gestire gli uffici della Ragioneria". Cosa dire. Il Sindaco ha poi proseguito dicendo che chi ha lasciato lo ha fatto non per ragioni politiche ma per altro, non specificando cosa e lasciando intendere tutto ed il contrario di tutto. Poi invita a dichiarare la realtà in aula e non nascondersi dietro la questione politica. Infine l'affondo. Chi vuole può partecipare a questa amministrazione. Senza distinzioni di colore. Lo dica in aula ed il Sindaco provvederà a nominarlo assessore. Anche in questo caso, che dire. Oggi Formica non ha più numeri , il barometro dice 14 a 16 ma nella realtà i contro sono almeno 18. Il Sindaco sfida doppiamente l'aula. Prima invitando a sfiduciarlo se ritengono questa esperienza finita. Poi quando di fronte all'aula che si svuota su una mozione della consigliera Abbagnato, si rivolge alla stessa e dichiara che non c'è da preoccuparsi. Se l'aula boccerà la mozione, sarà il Sindaco a farla propria e a portarla a compimento. Come dire, me ne frego dell'aula e la faccio lo stesso. Apriti cielo. Il Presidente del Consiglio abbandona l'aula per protesta e per evitare di inasprire gli animi. " Ho invitato ad abbassare i toni ed il Sindaco risponde così. Esco dall'aula perchè non si possa dire che sono io ad avvelenare il clima politico. Se il Sindaco pensa che non ha bisogno dei consiglieri, proporrò alla prossima seduta di consiglio comunale di presentare in 16 le dimissioni. Lasciare il Sindaco da solo ad amministrare sembra il sogno del primo cittadino. Visto che ci ritiene superflui è il caso di dimetterci tutti."  Una provocazione che però pesa e che inciderà notevolmente sul futuro dell'amministrazione comunale. 

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