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Milazzo - cronaca

Ghigno da Milazzo.La satira semi-seria arriva su Il Diario Metropolitano. Affondi e talleri, chi paga?.

Esimio Direttore, Lei è un superlativo professionista dell’imbroglio, in quanto tale modalità Le è consueta, diciamo convive con Lei, siete una cosa sola. Non si offenda, vediamo se riesco a spiegarle perché. Spiegarlo in fatti e con i fatti. Prima però desidero per un attimo tornare all’ultimo Consiglio di Amministrazione, nel quale Lei è stato sfiduciato financo dai suoi amici e salvato da un regolamento di redazione che, nonostante Lei abbia contro la maggioranza assoluta, lo mantiene in carica. Su cinque componenti, 3 Le hanno notificato, votando, che “ Te ne devi andare! “. Di questi 3 uno era parte della sua maggioranza, quindi suo conoscente e sostenitore, e ha votato per la sua defenestrazione. Tuttavia il regolamento è sovrano, vedremo se è il caso di proporre all’ordine dei giornalisti di cambiare quell’articolo che, onestamente, pare una gran minchiata ( alla Littizzetto ma con accento siciliano). Ed è una grandissima minchiata considerato pure che Lei ha fruito del premio di maggioranza.

Ho avuto modo, nella mia vita, di incontrare Uomini che, per molto meno, quando non avevano consenso, hanno lasciato il posto anche di Presidente del Consiglio dei Ministri, figuriamoci il posto di direttore di giornale, che per quanto importante e poco cosa.

Nella riunione del C.d.A. Le sono stati contestati fatti gravi, non tornerò su tutti, in questa sede ne citerò solo 2, eccoli:

  1. Ha impiegato un anno e tre mesi dall’insediamento per dare la possibilità all’Ufficio competente di procedere agli acquisti con gare.

Inciso. Quello che non Le è stato contestato e che quando venne nominato ( senza titoli per capo redattore ), non ha mai proceduto ad affidare acquisti mediante gare. Lei faceva proroghe …… proroghe … proroghe…, pagando a piè di lista, o meglio a canone mensile, senza verifiche sulla bontà delle forniture rese.

Quando mai si è messo a controllare la grammatura della carta per il giornale?. Pagando la carta quasi il 50% in più di quanto si è speso dopo 10 anni. Questo dicono i Bilanci. E faceva anche di più, prorogava gli affidamenti a dicembre per ottobre, con quale regolamento?, o a maggio per gennaio. In quest’ultima occasione si è superato poiché ha prorogato a due giorni dall’elezione del C.d.A. probabilmente a sostegno del suo dante causa, ossia dell’Amministratore Delegato che lo aveva nominato.

Inoltre, con nonchalance, disponeva la liquidazione, quando per quel tipo di crediti occorreva che si esprimesse il CdA, essendo debiti non previsti. Un fenomeno, inarrivabile nel rispetto delle leggi sul bilancio e del regolamento sulle gare. Oggi va in giro e dice che tutta intera la redazione è incapace, senza organizzazione, che quelli di prima operavano senza rispettare il regolamento, conferendo incarichi a destra e a manca, senza una emeroteca decente, senza guardare al futuro. La cosa grave è che tali esclusivi suoi pensieri ( a futura memoria ) li ha comunicati all’ultimo C.d.a. e, precedentemente, al collegio dei probiviri perché ne scrivessero nei loro verbali, avendo il compito di controllare le SpA;

  1. Ha acceso un prestito, che dovrà essere pagato dai soci del giornale, in un periodo, per sua stessa ammissione, difficile dove neanche il regolamento forniva elementi per decidere in sicurezza e dove, a suo dire, nemmeno il collegio dei probiviri era in grado di indicarLe la strada da seguire, realizzando una evidente disparità di trattamento tra i creditori.

Il prestito, circa 22 milioni ( tallero più tallero meno ), sarà ripartito tra tutti i soci del giornale, circa 30.000. Lei, che dà numeri a tutti, tra poco dovrà fare una divisione.

Lei, tra tutti, aveva le idee chiare e fece arrivare il prestito, salvo poi congelarlo per un certo periodo. I dubbi e il tempo che tiranni!. Ovviamente agendo con tutte le buone intenzioni, ossia quelle del buon padre o madre di famiglia che gestisce.

Ad inizio anno, prestito ancora non impiegato, le perviene la relazione del Gran Probiviro inviato dall’Ordine dei Giornalisti. Probabilmente in quel periodo e nonostante la Gran Commissione Presidenziale, anche prima del Gran Probiviro, le aveva consegnato una relazione finale con oltre 70 milioni di talleri di debito. Lei, straordinariamente confuso, a inizio primavera, diede corso ai pagamenti con le risorse imprestate ( fra poco vedremo che circa 8 o 9 milioni di talleri potevano essere risparmiati, invece, pagheranno i 30 mila soci. Il Consigliere cda Pirandello lo ha detto in tutte le salse e le lingue, ma il collegio dei probiviri perché non interviene?).

In quel tempo, in verità, chiese al CdA di addivenire entro 120 giorni all’amministrazione controllata, cosa che non accadde, poiché probabilmente non era in grado di presentare la proposta ( non aveva l’addetto ai conti, poiché da Lei trasferito e il riepilogo del dare e avere era firmato dai dipendenti inaffidabili di cui sopra (boh?) che non comprendono di ragioneria (mah?). Si potrebbe anche dire che prese tempo, può capitare a tutti di non sapere da che parte andare.

Ovviamente nella riunione del CdA Lei dice che ha fatto un lavoro di portata straordinaria 78.000 partite tra entrate e uscite ( di quale lavoro parla il primo o il secondo, ovviamente non si sa, e mi permetto di dubitare fortemente della veridicità del numero comunicato), purtroppo per Lei firmati entrambi da persone di cui disconosce le capacità.

Il culmine viene raggiunto a fine anno, quando, finita la improvvida parentesi dell’amministrazione controllata, Lei dichiara nuovamente il fallimento ( se lo dichiarava prima ecco i 8 o 9 milioni di talleri di risparmio, tallero più tallero meno che diviso trentamila fanno ….. ).

A supporto della decisione elenca la relazione finale della Gran Commissione Presidenziale, dopo più di un anno, e quella del Gran Probiviro, dopo dieci mesi. Non si sa se folgorato sulla via del fallimento ( molto improbabile), se prima sconosceva tali relazioni ( altrettanto improbabile), oppure ha dovuto porre in essere, suo malgrado, quanto intimatoLe a inizio autunno dal collegio nazionale dei probiviri?

Mi viene in mente De Andrè “ ………… e dopo illusione, imbiancato, imballato, continuarono gli altri fino a leggerTi “imbroglione”.

Veda Direttore nella legislazione italiana, imbrogliare e omettere sono reati, soprattutto per chi come Lei ricopre una pubblica funzione. Per i religiosi imbrogliare è peccato. Per chi ci riflette imbrogliare è un furto, si ruba la buona fede di chi ascolta.

La smetta, quindi, di parlare di legalità, quando mai l’ha praticata?. Quando le hanno conferito l’incarico di redattore capo non sapeva di non avere i titoli neppure per giornalista? Basta guardare agli articoli da Lei scritti nella qualità per farsene una idea. O quando prorogava le forniture con cinque mesi di ritardo? O liquidava e pagava debiti con procedura fuori dalla legge sui bilanci?

La legge si persegue sempre, qualsiasi sacrificio personale costi.

Pare che Lei, come il Principe, si impegni tanto a far credere ai soci che quello che fa lo fa per il bene dei soci. Intanto i debiti dei soci del giornale aumentano.

Facciamo così, ogni domenica mattina, ovviamente tutti i 30.000 soci sono invitati, verremo sotto il palazzo ove ha sede la redazione e ogni due minuti, sono graditi i megafoni, le diremo “ Te ne devi andare “. Una mezz’oretta a domenica non di più, non lo merita, dalle dieci e mezza alle undici.

Ghigno da Milazzo

 

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